16 Ottobre 2009

La tenaglia di Android

Partito in svantaggio rispetto a iPhone OS, Android, grazie alla complicità di un produttore “anti-monopolista” del software come Acer, cerca di recuperare lo svantaggio colmando il principale gap della piattaforma Apple.

In un caso, quello degli Smartphone di nuova generazione, è il telefono a farsi computer a non avere dall’altro versante alcun computer pronto a raccogliere la rivoluzione.

Nel caso Google-Acer, mentre sui telefoni mobili, a fronte di una notevole risposta dei produttori, primo fra tutti Motorola, la stessa Acer e poi Samsung, manca qualcosa di veramente simile ad iTunes e alle sue applicazione; inoltre il sistema è ancora giovane e poco diffuso per potere sostenere l’epidemia del melafonino.
Acer aPhone

Tuttavia proprio il nuovo Acer potrebbe offrire l’anello mancante dell’evoluzione presentando un mini-book pronto a funzionare in Internet con dei criteri da smartphone-iPhone.

Si tratta di una “manovra a tenaglia” con cui Android può chiudere il cerchio grazie ad una doppia offerta: gPhone e gNetbook con lo stesso criterio.

Al momento solo la coppia Nokia-Microsoft sta tentando qualcosa di simile. Tuttavia, a meno che Nokia non butti a mare Symbian per passare ad un Windows Mobile messo decisamente peggio dell’ex-EPOC, la logica è molto diversa, come pure molto diversi sono i prezzi:
Android Acer su Amazon
Il Booklet di Nokia è previsto a ridosso dei 600 euro anche per non cannibalizzare prodotti come l’N900;

L’Acer Aandroid sarà probabilmente attorno ai 300 euro

Il resto della manovra dipenderà anche dai carrier telefonici, ricordando che Novari di 3 Italia ha spiegato di stare piazzando circa 20 mila iPhone al mese; ma che se gliene passassero 50 mila potrebbe vendere anche quelli.

Cfr. anche:
Punto Informatico
NetbookNews
NoteBook Italia

10 Ottobre 2009

Scompare MS Works e compare lo spot

Nuove strategie Microsoft anche per quanto riguarda la produttività.
Considerando la competizione di OpenOffice.org o di Snow Leopard che nella versione Magic Box Set a 169 euro offre la suite iWorks con iLife, Microsoft pensa di uscire con la versione Starter di MS Office e in contemporanea chiude i battenti con l’ultimo – gloriosamente storico – pacchetto MS Works in commercio. Non è chiaro se MS Office Starter avrà un prezzo ridotto, oppure, come sembra più probabile, sarà semplicemente gratuito. Quello che pare sicuro è che conterrà esclusivamente MS Word e MS Excel in versione decisamente castigata e, in cambio di questo “Wordpad” blasonato, il compilatore dovrà accettare la compagnia di qualche carosello pubblicitario in qualche zona dello schermo, un po’ come capita per molti programmi gratuiti per iTouch. Se poi si vorrà passare alla versione completa basterà richiedere un coupon e attivarla da DVD (o probabilmente anche in download), ovviamente pagando bene.
Ebbene, visto che quasi tutti i possessori di PC Windows hanno una qualche versione di Office più o meno recente, ma comunque completa di tutti i programmi e di tutte le funzioni oppure, se non hanno quella, probabilmente avranno OpenOffice.org o similari, ci si domanda chi e perché mai dovrebbe procurarsi MS Office 10 Starter?!
Sembra proprio che il mondo delle major, oltre che in crisi di idee sia anche in delirio di marketing. Intanto ci provano e, visto che anche Grande Fratello continua ad essere visto ogni volta che in fondo gli mettono un numero in più, anche di Office saranno in molti a non potere rinunciare al numero più alto, nonostante sia più di un decennio che offre più funzioni delle necessità della maggioranza dei suoi utilizzatori.

9 Ottobre 2009

Windows 7 farà davvero dimenticare?

Windows 7 o UNIX?

Un commento di ieri dell’opinionista del Wall Street Journal, Walt Mossberg, celebre per le autorevoli colonne sulla tecnologia a misura personale, dal titolo A Windows to Help You Forget sta facendo molto parlare di sé e si attirerà verosimilmente gli strali di molti fans della mela o del pinguino – comprensivi ovviamente del sottoscritto, che però ha una posizione un po’ discosta.

Mossberg, dopo una interminabile e sfegatata affiliazione al mondo Apple, pur senza rinnegarlo, arriva a sostenere che con “7″ Windows ha finalmente raggiunto il benchmark Macintosh-UNIX.
Dopo un test intensivo lungo una gestazione arriva a concludere che si tratta di un OS stabile, veloce, parco di risorse e ad alta compatibilità. Notevole sarebbe l’efficacia sotto il profilo dell’usabilità, concludendo che si tratta del miglior Windows di sempre.

In particolare, rispetto al target Mac avrebbe migliori l’anteprima e la navigazione, un’organizzazione delle finestre più semplice e un look complessivamente più elegante ed efficace. Niente a che vedere con Vista. Persino le capacità di touchscreen e la gestualità dei touchpad, ripresi dalle idee di Apple, non sfigurano affatto e – cosa importantissima – finalmente le reti si attivano in maniera trasparente e naturale.
Esprime la valutazione complessiva affermando: “Attribuisco a Mac OS ancora un leggero vantaggio in ragione di una maggiore facilità e convenienza nell’aggiornamento, del numero maggiore di applicazioni contenute e una notevolmente minore vulnerabilità a virus e programmi malevoli che al momento nascono per funzionare sotto Windows”.

Grazie alla buona operazione di anteprima gratuita pensata dallo staff di Ballmer, Mossberg non è stato l’unico a mettere sotto il torchio il nuovo Windows. Fra i tanti, l’ha provato anche il sottoscritto. Tutto lascerebbe pensare ad una smentita. Non è così. È già da prima dell’estate che comunico ai miei amici utenti Microsoft che, dopo il bidone di Vista, con Seven Redmond non solo fa dimenticare il flop precedente, ma esce con la maggiore novità assieme a Windows 2000 (che integrando NT e 9X ha modificato il modo di pensare l’ambiente a finestre).
Seven è veloce, stabile e funziona bene. L’usabilità è molto curata e non fa rimpiangere quella di Mac. Potrei arrivare ad affermare che si tratta del Windows che troverà maggiore sintonia con gli utenti Mac.

Tuttavia mi sento di essere meno ottimista di Mossberg e, senza andare a guardare troppo sotto il cofano, mi sento di aggiungere alcuni elementi a favore di Mac OS.
Rispetto all’usabilità c’è da dire che le transizioni non sono così fluide (la gestione grafica del Mac) e sicuramente Microsoft eredita ancora molto della mentalità “numerica” a discapito di quella “analogica” che è addirittura ridondante il Mac. Il funzionamento ad oggetti che in Mac è nativo da sempre, non è altrettanto naturale neppure in “7″.

I cambiamenti ci sono, ma hanno anche un prezzo, che in parte anche Apple sta facendo pagare ai propri utenti, soprattutto in termini di aggiornamento hardware. Non sono molte le macchine datate in grado di funzionare con i nuovi sistemi operativi. Anche il prezzo è sufficientemente alto (ma si sa che in questi casi esiste un ampio sottobosco di soluzioni alternative) e si è costretti ad una scelta fra la versione a 32 e a 64 bit. La compatibilità con le applicazioni non sempre viene completamente rispettata, ma il danno è minimo.

Complessivamente chi ha macchine nate per XP (quelle precedenti non hanno più storia) farà probabilmente bene a tenersele così, mentre chi ha sistemi più recenti (leggi Vista) farà bene a fare al più presto lo switch, mettendo in conto che presto o tardi si troverà ad aggiornare anche parte del software applicativo.

Penso che i problemi di compatibilità maggiori li avranno i meno flessibili ai cambiamenti di interfaccia, perché questa sta a XP come quello stava a 95, o ancor più. Ai più abitudinari potrà addirittura sembrare un sistema del tutto nuovo.
Inoltre, nonostante sia garantita l’intallazione per aggiornamento, sarà bene che la evitiate, se volete veramente sfruttare la nuova versione e se non volete inciampare in ricorrenti incompatibilità. Salvare, formattare, installare ex novo (sapendo se la vostra macchina supporta i 64 bit o solo i 32 – come gran parte dei notebook core solo).

La vera differenza, fra i due mondi, sta principalmente nella filosofia di fondo: Seven, per quanto evoluto, è sempre un Windows, oltre che nella concezione “numerica” cui si accennava prima, anche nella logica di funzionamento. Il registro di sistema è sempre lì con le sue dimensioni bibbliche e il precetto di caricare tutto all’avvio (anche se anche qui sono migliorate molte cose, che però non si sfrutteranno a pieno fino a che anche i programmi non saranno ottimizzati). Per quanto selezionato, l’hardware compatibile è ancora moltissimo per non richiare conflitti e lo stesso vale per il software. La logica delle applicazioni (e dei documenti) costruite a pacchetto che contengono al loro interno gli elementi necessari a funzionare di volta in volta e solo quelli, appartiene ancora solo ai sistemi derivati da UNIX, come Linux e Mac, e non certo a Windows.

Insomma chi ama la solidità UNIX non sarà soddisfatto neppure di questo Seven.

Sistemi operativi o ecologie?

Di fatto quello che sta avvenendo è un lento processo di assimilazione delle trasformazioni del software, a partire proprio dai sistemi operativi. Se andiamo a guardare bene le linee guida che accomunano i tre principali prodotti, ovvero Mac OS (Snow-) Leopard, Windows 7 e Karmic Koala (Ubuntu 9.10, che dovrebbe uscire in contemporanea a Seven gli ultimi giorni del mese) equivalgono alle loro principali novità:

  1. la velocità di accensione e spegnimento
  2. il risparmio di risorse
  3. lo sfruttamento dei servizi in rete
  4. l’interazione con l’utente e il supporto di media e dispositivi

Da questo punto di vista Ubuntu strizza l’occhio al cloud computing e migliora le proprie prestazioni non senza uno sforzo nell’amichevolezza dell’interfaccia (anche grazie al nuovo Gnome, mentre Microsoft cerca di essere presente ovunque e continuare ad essere l’interlocutore privilegiato di tutti i produttori di hardware e software, oltre a rinforzare la propria presenza nel business dopo la delusione e le perdite dovute a Vista. Anche i prezzi sono ritoccati, anche perché l’esigenza di cambiare sistema operativo è di anno in anno meno sentita.

Il punto in ultima è proprio questo: l’oggetto-sistema operativo non ha più molto da dire. Gli upgrade maggiori di oggi sono paragonabili a quelli minori di un tempo e il sistema operativo per workstation sta facendo la fine dei computer desktop: tirato da due tendenze opposte sta per assottigliarsi fino ad una sua futura scomparsa. La nebulizzazione delle risorse di calcolo e di archivio nella rete dalle forme e dai confini sempre più sfumati (cloud computing) e la diffusione – e la moltiplicazione replicativa – dei dispositivi mobili interconnessi (smartphone) stanno definitivamente definendo lo scenario del prossimo futuro.

Ed è qui che l’idea di Apple fa la differenza!

Apple oltre Macintosh

In fondo Cupertino non ha mai avuto in mente di vendere un sistema operativo, ma piuttosto un concetto di computer integrato per i quali viene realizzato anche il sistema operativo, prima, e da una decina di anni a questa parte una galassia “liquida” di corpi e connessioni eterogenei che Jobs definì digital hub, poi.

Si tratta dell’evoluzione di Newton (per cui Apple ha ricomprato uno dei vecchi artefici), trasportata in iPhone e iPod Touch. Sempre meno computer e sempre più oggetti, al contempo fortemente integrati (il “tutto” è il device e non le componenti) e indipendenti (packages eliminabili e ripristinabili). Apple e Google sono i punti di riferimento (assieme ai figli minori come i visionari Linux e come la nuova corrente di Palm) di questa filosofia. A questo modo di ragionare neppure Seven, come tutti gli altri Windows, non è pronto.

Perché Apple da troppi anni non riesce ancora a decidere come sarà il suo iPad, l’anello di congiunzione fra il computer sapiens e quello liquido? Probabilmente perché c’è l’ambizione di creare qualcosa che del braccio di ferro fra sistemi operativi non saprà più che farsene.

Il problema è caso mai quello di domandarsi quali imprese, quali istituzioni, quali persone riusciranno a comprenderlo: lo scarto fra visionari e manutentori rischia di essere divenuto così distante da isolare entrambi, abbandonandoli alla deriva della loro naturale direzione.

Già chi scrive si domanda quanti sono riusciti a seguirlo fino a qui e si risponde che probabilmente i più hanno smesso da molto di leggere: forse gli bastava sapere se il nuovo Windows vale la pena di essere comprato. E a quel livello direi che, virus a parte, tutti i sistemi sono uguali.

Appartenere alla galassia Apple non è una questione di questo o quel sistema operativo, ma piuttosto di un insieme geografico reale e virtuale interconnesso e fortemente flessibile, fatto di simultaneità e condivisione, ma anche di libertà ed ecologia.

3 Ottobre 2009

Tablet PC Apple, non è guerra ai netbook – Tom’s Hardware

“L’obiettivo di mercato di questo prodotto non è quello di concorre con i netbook, bensì trovare spazio come lettore di giornali (alla Kindle), sistema multimediale per la casa, console da gioco e, ovviamente, per navigare su Internet”
http://www.tomshw.it/news.php?newsid=19575

3 Ottobre 2009

Gli allucinanti danni annunciati dei soliti lobbisti

Chi ci salverà dai finti progressisti demagogici che fanno girare i soldi sempre nelle stesse tasche presumendosi un’intelligenza onnipotente in grado di fare più disastri di 40 anni di Democrazia Cristiana? È forse questa l’autostrada dei tagli della scuola anticipata dai sacrifici di madama Gelmini? E mentre in USA stanno scoprendo gli iPod Touch e gli iPhone, sotto i calcinacci dei martoriati edifici scolastici italiani accenderemo delle inutili e illeggibili, lente e destinate al crash continuo lavagne luminose: il professor Aristogitone come Cruise in Minority Report?!!!
Un’operazione di colonizzazione del potere che distruggerà le autonomie dei già non molti istituti che hanno trovato una loro precaria e difficile strada di condivisione democratica, mentre sua Altezza, il Doge Napoleone, proseguendo la sua Waterloo delirante anti-fannulloni, impoverirà i contribuenti, i professionisti e le imprese serie rimaste, fingendo una modernità e delle competenze che non ha mai avuto. Parafrasando il Presidente della Repubblica: prima che alle opere faraoniche, pensiamo ai fondamentali di questo paese sempre più spaccato!

Scuola digitale italiana: la scelta cade su Microsoft.
Firmato il protocollo d’intesa da Renato Brunetta, Maria Stella Gelmini e la filiale italiana dell’azienda di Redmond. La scelta di campo è per tre anni di formazione dei docenti alla multimedialità nella didattica.
Collaborazione per favorire l’accesso diffuso alle tecnologie da parte di insegnanti e delle loro classi, promuovere sperimentazione di tecnologie dedicate a docenti e studenti, diffondere le competenze tecnico-didattiche fra i docenti della scuola. Questi gli obiettivi del protocollo firmato dai ministri Brunetta (PA e Innovazione) e Gelmini (Istruzione, Università e Ricerca) con Microsoft Italia.
Insieme al colosso di Redmond, anche IBM, Intel e Telecom Italia. L’obiettivo più ampio è quello di far partire il progetto “Cl@assi 2.0 (sic), con la scuola digitale dotata di lavagne interattive multimediali (preparate da gennaio scorso), e l’utilizzo delle modalità interattive ed avanzate dell’ICT nella scuola.
Sembra complesso perché in realtà lo è: 30mila lavagne interattive (l’assegnazione fatta su gara d’appalto è ancora parzialmente bloccata da ricorsi degli sconfitti, che mettono in dubbio la validità della gara stessa), 100mila insegnanti in formazione, didattica digitale in 156 tra scuole primarie e secondarie, servizi avanzati di comunicazione scuola-famiglia sul Web, pagelle e certificati online, registro elettronico di classe, SMS di notifica se i figli non si presentano la mattina a scuola…”
Da Macity, di Antonio Dini | 2-10-2009

3 Ottobre 2009

Siamo alla fine del Multi-tasking a tutti i costi. Evviva!

Un bell’articolo di Antonio Dini ci invita a ripensare alla legge di Moore e alla fuga in avanti a tutti i costi:

“Il punto è che l’essere umano è solo molto parzialmente multi-tasking. Cioè, lo è ma se si prende come unità di misura la giornata. Noi in una giornata facciamo tante cose diverse: ci prendiamo cura di noi e dei nostri cari, cuciniamo, puliamo, andiamo a caccia, coltiviamo, mangiamo, ci divertiamo, la sera magari balliamo e ci addormentiamo abbracciati. O almeno, questo succedeva per qualche decina di migliaia di anni prima che le cose precipitassero. E sapete la notizia? Sono precipitate drammaticamente negli ultimi 5-10 anni”

2 Ottobre 2009

Piacenza Finalmente EEEPC nelle scuole italiane

Tratto da IlSole24Ore del 2 ottobre 2009

Sostituire carta e penna con un netbook anche a scuola? Zaini pesanti addio? La prima sperimentazione è partita in una classe del Liceo Melchiorre Gioia di Piacenza, uno dei più antichi d’Italia. Così all’inizio dell’anno scolastico, insegnanti e studenti, hanno trovato sui banchi dei mini computer Eee Pc, messi a disposizione da Asus e che potranno essere impiegati sia in aula che a casa. Per i docenti sarà invece possibile trovare in tutte le 63 aule e in tutti i laboratori un Eee Pc a supporto dell’attività didattica che, grazie a un software interattivo, potrà essere utilizzato come registro elettronico. Proprio sulla scia dei principi fondamentali della tecnologia – condivisione, semplicità e interazione – Asus ha deciso di supportare le scuole italiane attraverso diversi progetti da attuare nel tempo.

2 ottobre 2009

15 Settembre 2009

Poco alla volta prende corpo il profilo dell’itablet

In Apple ci sono profiler di gran lunga superiori di quelli di Criminal Mind. La differenza è che, dove questi si occupano di strampalati assassini, quelli di perfezionamento del rapporto fra design industriale e customer satisfation.

Fino ad oggi tutti si sono occupati di come costruire la copia in miniatura di un notebook piccolo, leggero, all’inizio economico, poi sempre più caro, al punto che anche come l’hanno chiamato – Netbook – è un termine copiato. Anch’io a scuola facevo così: mi facevo dare il disegno tecnico dal compagno, lo appiccicavo al vetro della finestra della prima aula vuota vicina, lo “tracopiavo” e gli mettevo la firma; non per questo ambivo a considerarmi un provetto disegnatore, ma solo uno che, investendo nulla del suo, cercava di cavarsela a fine anno in qualcosa che non sapeva fare!

Lo staff di Jobs si domanda invece: “che tipo di oggetti vorrebbe portarsi dietro la gente che conta? E che cosa sta producendo l’industria che si rivolge al mercato che influenza?”

La risposta non è troppo lontana, visto che la maggior parte di quel mercato la seguono proprio loro. Poi, però, ci sono anche Sony, Amazon, Google…

L’iTablet non sarà un’alternativa al MacBook: sarà quell’iTouch che, prezzo a parte (ipotizziamo un modello da 599$ a 7″ e uno avanzato a 699$), sarà meno comodo, nella tasca non ci starà e per giocare sarà meno pratico, in compenso giochi e film si vedranno meglio e se già si naviga bene con iPod quello sarà perfetto.

Basta ci si dimentichi di usarlo per lavori significativi: sarà soprattutto un dispositivo per la fruizione e non per l’elaborazione.

Fruizione di film e libri, soprattutto; di siti e portali, certo, ma meno di musica, di giochi e di servizio PDA. Resterà comunque il migliore compromesso per lavori itineranti, dal rappresentante al manager al formatore con demo, filmati, proiezioni, manuali, appunti, calendari, bozze, progetti, ma non lunghi testi o complessi fogli elettronici (anche se, essendoci chi ha scritto un libro con un iPaq, con questo ci si potrebbe preparare la Treccani). Non ho difficoltà a pensare che potranno  essere gli studenti a sfruttarlo al meglio - libri, quaderni, diario, messenger, Skype e web tutti lì – ma sarà bene ricordarlo: per quanto gli iTouch stiano diventando sempre più indipendenti, il loro cervello sarà sempre un iTunes sempre più evoluto e quindi ci sarà sempre bisogno di un computer. A quello, però,  si farà ricorso sempre meno frequentemente e un domani non sarà difficile ipotizzare l’esistenza di un solo desktop domestico, magari economico, come un Mac Mini, e una buona rete di storage wi-fi (NAS) usato da tutti in multiutenza (da noi ancora troppo poco sfruttata) soprattutto per i backup e per i lavori di sistemazione.

Detto in altri termini, l’iTablet – o come diavolo si chiamerà – non sarà mai considerato un vero computer, ma, come si diceva una volta, un PC Companion (e decisamente un Mac Companion).

Da vedere ci sarà soltanto se uscirà per Natale o in corrispondenza della data del “vecchio” e ormai soppresso MacWorld Expo di inizio anno. Le idee sono chiare, le componenti sono in casa, ma Apple in queste cose, per quanto incompiuti e troppo innovativi, non vuole rischiare di uscire con dei prodotti sbagliati, perchè vuole farne pochi e che durino molto a lungo.

Pensate agli altri costruttori: hanno talmente tanti modelli e varianti che sono diversi di Stato in Stato e cambiano svariate volte l’anno. Mac Pro, MacBook, iMac, Mac Mini (a loro volta riedizioni del Powermac, Powerbook e iBook, e Performa) sono invece sempre gli stessi prodotti regolarmente aggiornati da circa 10 anni. La famiglia degli iTouch è appena nata e bisogna procedere a colpo sicuro, come si capisce bene dall’intervista di Pogue a Jobs riferita nell’articolo riportato da Macity.

5 Settembre 2009

L’onda lunga del computer di scorta

Ritornati da questa estate che prelude ad uno degli autunni più difficili della nostra vita, vale la pena riaccendere questo blog facendo il punto sulla questione dei MiniBook. E già il problema della denominazione per la quale non c’è mai stato un vero accordo la dice lunga.

Insomma, gli ex-netbook si sono gradualmente trasformati nel notebook di scorta e quello dei figli.
Anche se l’onda lunga degli acquisti sta arrivando solo ora alla grande massa, la mancanza di novità reali sta confermando un ritorno ai notebook ripensati e aggiornati: la strada giusta è forse quella dei TimeLine di Acer, che a pensarci bene non è altro che l’interpretazione, come al solito azzeccata, ma acerba ed esorbitante, individuata quasi due anni fa con il MacBook Air di Apple.

La stessa Apple con l’iTouch ha però individuato l’unica vera rivoluzione di usabilità, di Human interface e di neo-personal computer fallita, tanto dai Windows che dai Linux.

Ecco che l’iTablet o l’iPad come lo si sente ormai da anni chiamare in giro, previsto tra il tardo autunno e l’anno nuovo sarà l’anello di congiunzione tra il notebook e l’iPhone che farà diventare definitamente obsoleta e ridicola la proposta Nokia-Microsoft del netbook HSUPA-GPS, andandosi verosimilmente a posizionare nella stessa fascia di prezzo, tra i 600 e gli 800 euro (verosimilmente per due varianti del modello).

Dopo, penso con la fine del 2010, è ragionevole che si sarà smesso di parlare di Netbook: un progetto nato con Psion, cresciuto col Linux e morto con Microsoft.

– Postato con BlogPress dal mio iPod Touch

13 Agosto 2009

L’anno dei neo-tablet

Riporto passaggi dell’interessante articolo di Gianni Rusconi confidando che ultimiate la lettura all’indirizzo:.
http://mytech.it/digitale/2009/08/13/lapple-tablet-sara-un-successo-parola-di-brooke/

L’Apple tablet? Sarà un successo, parola di Brooke
android apple chrome os netbook smartbook tablet

Scritto da Gianni Rusconi

L’avvento del “netbook” della Mela continua a tenere banco sui blog tech più autorevoli della Rete. Ecco perchè la nuova creatura made in Cupertino potrebbe fare il pieno di vendite secondo un editorialista di Cnet.
Prendo quindi alcune riflessioni di Brooke per tornare a parlare di un oggetto che potrebbe cambiare la storia di un settore dell’industria tecnologica, almeno secondo una parte degli analisti e degli addetti ai lavori d’oltreoceano. Il Tablet made in Cupertino, se arriverà, sarà facilmente gradito da parte dei consumatori perché ha un design (le indiscrezioni lo battezzano come un iPod Touch in formato extralarge) che piace al pubblico di massa. Così come è facile, secondo Brooke, che piaceranno anche i dispositivi a tavoletta già presentati da Qualcomm (gli smartbook) e Intel e anche quelli che potrebbero nascere, sempre in versione tablet, con Google Chrome Os o Android.

Ciò che la società della Mela si appresta a lanciare, accompagnata come sempre da una benevola grancassa mediatica, è una nuova generazione di tablet, ben diversi da quelli fino a oggi conosciuti, e cioè i classici notebook convertibili in pc touchscreen a tavoletta. Pesanti, ingombranti, costosi, poco avvezzi agli attributi multimediali, pensati per un utilizzo professionale.
(…)
Un’alternativa del netbook, quindi? Ni. La nuova creatura di Apple non è un computer ma piuttosto un media player che opera anche da appliance di comunicazione ma può coprire molte delle funzioni di un mini pc portatile offrendo dimensioni molto più compatte (soprattutto se i netbook si imporranno come veri e propri notebook ultra compatti). Detto che il prezzo giocherà come quasi sempre un ruolo decisivo per il successo o meno del tablet, è l’ultima considerazione di Brooke che lancio in pasto ai lettori: a lui una versione più piccola (il riferimento è proprio per i netbook) di un device che già possiede non serve. Il suo secondo dispositivo deve avere qualcosa di diverso dal pc portatile principale e avere un diverso tipo di utilizzo. Per questo, a suo dire, il 2010 sarà l’anno dei Tablet di nuova concezione.

– Postato con BlogPress dal mio iPod Touch