Un settore di emergenti

MSI Wind

Sulla coda della cometa di questo CeBIT, non cessano le anticipazioni di concorrenti alla conquista della fascia di mercato degli ultra-mobili (UMPC) così sorprendentemente esplosa dopo l’irruzione dell’effetto EEE PC.

Dopo il G10IL di EliteGroup del post precedente ecco arrivare da MSI Wind, un altro sub-notebook a 10″ con più o meno le stesse caratteristiche ma una diversa un’interpretazione stilistica. Non è un caso che anche questa richiami per molti vesti le cifre di Apple (questo ricorda molto la linea del MacBook Air). Da anni la clientela della mela mostrava il bisogno proprio di un prodotto simile al quale Jobs non ha mai creduto, ribadendo ripetutamente il diniego.

Non diversamente peraltro dall’industria informatica in generale che, a partire dl Quaderno Olivetti, passando per gli Handheld PC, ha considerato questo mercato come qualcosa di Serie B, senza un futuro, o forse senza sufficienti ritorni se non negativi sull’immagine dei notebook, da sempre considerati la gioielleria dei computer.

Così, come accade in ogni forma di protezionismo di mercato, prima o poi la sicurezza del cartello viene sconvolta dalle invasioni dei barbari.

Sono quasi tutte compagnie “minori”, anche se poi risultano essere dei giganti magari della componentistica, ma sicuramente, come la stessa Asus, non rappresentano l’aristocrazia dell’industria informatica.

Sono per la maggior parte computer con gli occhi a mandorla quelli che sanno mostrare di avere imparato dai big come si fa e, se il diavolo sta nei dettagli, non rimane poi troppo da perfezionare e quello che si vede può fare a buona ragione gridare che “il Re è nudo”. Fare i notebook non è più una questione da iniziati e i margini di profitto su cui è possibile lavorare non sono poi così risicati come si contrabbanda nel settore.

Certo quando chi realizza il prodotto finito è lo stesso o quasi che produce i componenti è ben altra cosa che la lunga catena di valore che va dal design in un paese, alla componentistica in un altro, alla materia prima in un’altro ancora, fino all’assemblaggio in un altro, al marketing e alla distribuzione ancora altrove.

Si sta rivelando quindi altamente probabile lo scippo (?) del mercato dei notebook ultramobili da parte di nuovi soggetti che stanno usando questo comparto per emergere su un mercato chiuso, fatto di accentramenti, proprio loro che entrano con una molteplicità, con una diversità e la forza dei “piccoli” (che spesso sono solo nel controllo del mercato e nell’immagine).

Quindi, più che un mercato emergente, un mercato di emergenti.

Avranno ragione Apple, HP, Dell, Sony a stare a guardare per proporre i loro notebook a 13 e 11 pollici di lusso a 4, 6, persino a 7 volte più costosi? Che siapoi così tranquillo il loro aristocratico Aventino? Sono poi sicuri che “ha da passà a nuttata” e poi tutto torna come prima? Oppure devono cominciare a temere che proprio degli emergenti fra non molto soffino loro, dopo quello dei low cost, anche il mercato dei notebook tradizionali con una comprensione del mercato che arriva dal basso, magari da un rapporto diretto consumatore-produttore? Per loro fortuna, questa capacità di comprensione dei nuovi meccanismi di mercato non ce l’hanno ancora.

Ma siamo così certi che ci voglia poi così tanto ad imparare anche questa?

E quando così sarà, noi consumatori saremo disposti a pagare ancora così a caro prezzo una fedeltà di facciata per le etichette di ieri, da Apple a IBM, passando per Dell, Sony, ecc…?

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