La forza dell’interfaccia

Le dimensioni fanno la differenza, questo è certo. Trovare il Minibook adatto alle proprie esigenze richiede innanzitutto un’attenta valutazione dell’adeguatezza della tastiera e del trackpad in ragione della portabilità, intesa più come vestibilità che come trasferibilità.

Tuttavia, anche questa valutazione non è sufficiente di per sé. Molta parte dell’ergonomia dell’oggetto, ovvero dell’agevolezza a maneggiarlo e a compiervi delle operazioni dipende dal software, dal sistema operativo, ma soprattutto dalla sua interfaccia.

Proviamo ad esempio a pensare alla più classica e diffusa, quella che segue la metafora della scrivania. Nonostante si sia diffusa ed affermata nei decenni, la metafora del desktop strettamente connessa all’utilizzo del mouse non è, a detta di gran parte degli esperti di usabilità, la soluzione più felice per l’utilizzo del computer.
Se questo può essere discutibile nelle macchine da scrivania e più in generale in quelle con uno schermo di dimensioni apprezzabili e con dispositivi di input abbastanza generosi, non lo è di sicuro quando si debba operare in economia di spazi. Lo sanno quelli che hanno provato a forzare l’Asus EEE PC a 7 pollici perché funzioni in modalità avanzata, ovvero con il desktop dello Xandros Linux che si trova comunque caricato su queste macchine. La precisione di clic è pressoché impossibile. È già difficile essere precisi su un applicativo, dove comunque siamo aiutati dalla scelta rapida su combinazione di tasti quando la memoria ci sorregge, ma diventa ardua quando ci si debba muovere su una scrivania e su un menu d’avvio usando un tappetino minuscolo e dei tasti anchilosanti.

Un po’ di storia

La storia non è certo nuova. Ad esserci passato per primo fu proprio il Quaderno Olivetti. Alla sua prima uscita veniva proposto con un DOS mascherato e un po’ démodé che tuttavia alla fine risultava alquanto pratico e parsimonioso. Quando vollero cambiare schermo per inserirne uno grafico con un Windows 3.1, oltre a scoprire che le batterie non duravano abbastanza per permetterne un utilizzo ragionevole, si resero conto che era quasi impossibile lavorare così sul piccolo. La stessa scoperta la fecero i subnotebook che seguirono, dai Texas Instrument, ai Toshiba, ai Compaq. Molto meglio l’EPOC di PSION, che si avvicinava a un computer partendo dal modello del data bank.

Nel frattempo Apple, la madre di tutti i desktop, proponeva la migliore ingegnerizzazione per un dispositivo di piccole dimensioni con il suo Communicator passato alla storia come Newton. La soluzione consisteva nella possibilità di svincolarsi da qualsiasi applicazione operando sempre in un unico ambiente a prescindere da quello che si faceva.
Un compromesso venne operato dai Palm Pilot che pure lavorando con delle applicazioni, non presentavano una vera e propria scrivania, ma delle aggregazioni di applicazioni per categoria.

Poco dopo fu la volta del primo tentativo di competere in questo settore da parte di Microsoft che, con il suo Windows CE, proponeva – seppure in un’anima tecnologica, decisamente efficace e lontana dal cugino universalmente conosciuto – nuovamente una scrivania sia per i primi grossolani smartphone rimasti tutto sommato sconosciuti, che per i post-subnotebook o i pre-UMPC (Ultra Mobile PC), a seconda dei gusti, che a quei tempi furono soprannominati Jupiter Series o Handheld PC (ad esempio i Clié, i Compaq Jornada o i NEC Mobile Pro).

La gente continuava a richiedere il piccolo, ma rifiutava quelle soluzioni e, grazie al rapporto prezzo-qualità, a vincere su tutti era il modello di Palm. La manovra successiva di Windows fu quella di mascherare quella scrivania, ma non molti dei suoi capisaldi, a partire dal menu d’avvio. Nel frattempo sul versante smartphone a seguire le orme di Palm fu il Symbian del consorzio creato da PSION e poi definitivamente ereditato da Nokia (un successo per tutti, il suo Communicator) e sposato senza troppo ardore da SonyEricsson e da Motorola. Oggi Symbian è un sistema potente ma poco amichevole, più amato dai tecnici che dall’utente scalzo e a continuare ad usarlo non senza un certo successo rimane Nokia, mentre gli altri smartphone stanno rapidamente passando a Windows Mobile, pronipote di quel Windows CE. In alcuni casi in modo acritico e coatto, in altri con un ragionamento intelligente. Ad inaugurarlo è stata HTC e ben presto lo seguono in molti: il più atteso è l’Xperia X1 di prossima uscita da parte di SonyEricsson.
Il segreto sta nel rendersi conto che il motore, la logica di programmazione e l’architettura di Windows Mobile è da sempre ottima e potente, scoprendo che già da Windows CE era stata concepita per potere essere modificata e personalizzata da parte dei costruttori. Non è quindi solo colpa di Microsoft se nessun costruttore fino ad oggi ci aveva messo mano. Anche qui l’interfaccia segue il modello di Palm, ma risente delle influenze di Apple, la quale nel frattempo ha reingegnerizzato il proprio Mac OS X per l’iPhone: la più grande rivoluzione nell’interfaccia del sistema al momento.

Quello che vorrei oggi sarebbe un Minibook di Apple che funzionasse con l’iPhone OS, ma Apple non sembra interessata a questa soluzione. Preferisce sfornare un notebook leggero (e costoso) come il Macbook Air che, con tastiera, trackpad e display tradizionali garantisce una buona ergonomia, ma rimane ben lontana dagli oggetti di cui stiamo parlando.

Il mercato attuale dei Minibook

Veniamo così ai nostri giorni e quindi all’EEE PC di Asus, con il suo Xandos Linux e il suo Easy Mode.
I tecnologi hanno spesso snobbato questa soluzione facendo finta di non vedere che questo tipo di dispositivo non era un notebook e che quindi la scelta dell’interfaccia era molto importante. È solo grazie all’Easy Mode che noi possiamo facilmente usare un computer così piccolo. È grazie al fatto che la navigazione per categorie con le applicazioni principali in bella vista che noi possiamo fare quello che ci serve senza diventare scemi in una navigazione frustrante fra icone e menu.

Tuttavia Asus sta seguendo i vecchi errori: dopo avere proposto l’Easy Mode non l’ha fatto crescere e nessuno degli aggiornamenti proposti è intervenuto nell’interfaccia. A pratire dal fatto che gran parte delle tante applicazioni presenti nel 701 non sono proponibili perché superano le dimensioni dello schermo. Questo problema dipende da limiti strutturali che vengono superati dai nuovi display dai 9“ in su e dalla definizione aumentata. Ci hanno provato anche introducendo e privilegiando Windows XP, passando dalla padella alla brace.

Rimanendo all’Easy Mode, tutti si sono resi conto che non è personalizzabile, salvo essere un programmatore e anche i programmi che qualcuno ha inventato per sopperire non funzionano a dovere: vanno reinstallati spesso e volentieri e sono complicati e poco efficaci. La struttura delle categorie non è trasformabile come invece capita su Palm.
Ma il limite peggiore è che continuano a funzionare con la priorità dell’applicativo, invece del documento.

Se avete seguito la storia descritta più sopra, vi renderete conto che in questa storia ci siamo allontanati drammaticamente dal modello più intelligente, quello del Newton. Quella soluzione andava oltre, non solo all’applicazione, ma addirittura al file, essendo organizzata sui documenti e, più in là ancora, sui contenuti.

Nessuno dei sistemi operativi distribuiti oggi si avvicina abbastanza a quello di Newton. C’è poco da fare.
Allora non ci resta che orientarci all’obiettivo minimo accettabile, ovvero a un File Manager degno di questo nome.

L’Easy Mode dello Xandros presente nell’EEE PC offre un’applicazione ”File Manager“ curiosamente situata nella categoria ”Lavoro“. Si tratta di un programma lento, ancora grossolano che rappresenta un notevole passo indietro rispetto allo stesso modulo Explorer presente in Windows.

Tutta l’architettura dell’interfaccia di Easy Mode replica quella del Program Manager di Windows 3.X, per chi lo ricorda ancora. Anche quello funzionava per categorie (quelle erano personalizzabili, però). Chi ha qualche anno in più ricorderà che si poteva scegliere quale applicativo dovesse svolgere il ruolo di shell, di strumento di governo, e non erano pochi a sostituire ”progman.exe“ con il file manager mutuato dal vecchio PC Shell. Era più pratico e consentiva di accedere direttamente ai documenti di lavoro, scavalcando il richiamo dell’applicazione (come da sempre avveniva in Mac OS).

In definitiva, in un Minibook quello che servirebbe sarebbe un’interfaccia costituita da un file manager intelligente e da una spiccata personalizzabilità.

Nelle versioni successive, per quello che abbiamo potuto vedere, degli EEE PC, questo non ci sarà concesso. Chi sperava in un miglioramento dell’Easy Mode rimarrà deluso e quindi, per quanto buoni siano i ferri, l’intelligenza è rimandata ad una regressione alla scrivania, poco importa se di Linux o di Windows, o al Program Manager alla Windows 3.X.

Lo stesso capita per gli altri costruttori, privi di capacità di programmazione, come MSI, ECS o Dell: tutti tornano a chiedere aiuto alle sottane di Redmond.

L’unico esempio di impegno in questo senso sembra provenire da Acer. Qui hanno fatto le cose sul serio e dobbiamo crederci perché se alla prima uscita si è lavorato bene è auspicabile che si sia potuto ottenere questo risultato dedicando risorse allo sviluppo per riservarci future migliorie ed aggiornamenti in corso d’opera superiori all’inerzia generale di Asus.

Conclusioni

Dopo aver precedentemente passato in rassegna i difficili rapporti fra le dimensioni dell’hardware ed avere individuato le macchine ideali per le due categorie, quella del navigatore nomade a priorità di tasca e quella del lavoratore nomade a priorità ergonomica, ora dovremmo rivedere la classifica alla luce dell’ergonomia dell’interfaccia.

Facciamo però una riflessione a proposito della prima categoria. Siamo poi così sicuri che il Minibook sia lo strumento adeguato per il navigatore nomade? Probabilmente sì, se dovessimo giudicare a partire dai ”vecchi“, o meglio ”tradizionali“ smartphone, con i loro schermi castigati, i limiti di connettività, le applicazioni arraffazzonate…
Ma con l’uscita dell’iPhone 3G con un corredo maturo e ricco di promesse grazie alle possibilità di sviluppo (SDK), la conferma di uno schermo del tutto navigabile e il supporto dei principali operatori telefonici, mi viene da domandarmi: ”ma che ci fate con un minibook: passate all’iPhone“. Esso vi garantisce una vestibilità perfetta, una praticità impeccabile e delle estensioni (musica, foto, film, push-mail, storage on line, sincronizzazione wireless, wi-fi, bluetooth, e così via) eleganti e pratiche come nessuno dei dispositivi in esame potrà mai.

Mi sembra dunque smontato l’assioma di Acer e altri, che si stiano proponendo delle macchine per Internet. Ci troviamo piuttosto in una ”terra di mezzo“ che necessariamente fa i conti con il lavoro.
Nessuno di noi potrebbe ragionevolmente fantasticare di svolgere lavori pesanti, impegnativi, con grafica elaborata o anche solo foglie elettronici impegnativi con un Minibook. D’altro canto è anche vero che sono pochi a farlo mentre sono in giro, magari casualmente. Questi sono lavori che si fanno quando si è preventivato di farli e quindi si è partiti con il proprio notebook nella borsa dedicata oppure quando si è sulla propria scrivania di casa e poi ci si trasferisce su quella dell’ufficio. Tutte casistiche che fanno propendere senza nessuna titubanza per un notebook. E farebbe male chi acquistasse un Minibook per fare questo risparmiando 50 o 100 euro (meglio un baraccone di notebook economico ma confortevole che un elegante minibook che ti fa finire orbo e tutto contratto).

Tuttavia, questo non è il nostro mobile worker, o lavoratore nomade – o per lo meno lo è solo in determinate occasioni.
L’esempio tipico è quello del giornalista che il più delle volte gira con un blocco note o con un Moleskin, per poi mettere assieme gli appunti alla scrivania dell’albergo o di casa. L’esempio è quello del blogger che, in una sala d’attesa scrive il suo prossimo post. Lo studente che lo porta sempre con sé a casa, a scuola e dagli amici per preparare le ricerche o i seminari attingendo a Wikipedia, mentre scarica un pezzo musicale. L’autore che scrive il suo libro quando capita. Il rappresentante che mostra in giro catalogo e demo collegandosi al monitor del cliente e così via.

Oggi tutti questi signori sono costretti a essere ”uomini con la valigia“ per non rinunciare al peso del proprio computer trasportabile, magari a 17 pollici. Sfido, invece, costoro a raggiungere i propri scopi con uno smartphone, sia esso il più bell’iPhone del mondo, digitando come per scrivere degli SMS!

Dunque, se la scelta hardware deponeva per l’Asus 901 per la priorità di tasca, troviamo questa macchina penalizzata dalla insufficiente ergonomia dell’interfaccia e dalla convenienza dell’iPhone.

Queste affermazioni si basano, ovviamente, su anticipazioni di per sé lungi dal considerarsi definitive e andranno suffragate dai modelli definitivamente in commercio – che potranno anche riservarci non poche sorprese.

Comunque, sempre con il dovuto beneficio di inventario, neppure i modelli consigliati per la categoria a priorità ergonomica sembrano tenere alla luce di queste considerazioni. Rimane da osservare che un 10” consente di operare su un desktop Windows meglio di un 7“. Tuttavia non possiamo certo dirci soddisfatti di questo compromesso.

Alla prova dell’architettura dell’interfaccia e del software l’Aspire One di Acer si distingue da tutti gli altri e si classifica al primo posto nella nostra valutazione preliminare.

Questa classifica sembrerebbe essere conclusiva non fosse che potrebbe essere sovvertita da una novità che, stando a quanto promette, potrebbe rimescolare tutte le carte. Non si tratta di un computer, né di una soluzione proprietaria, ma di una new entry dal mondo dell’Open Source. Qualcuno ha provato una nuova distro di Ubuntu e quello che ci è stato mostrato sembra essere molto convincente, per essere ancora una pre-release, un’alpha o giù di lì. Con questo Ubuntu, anche i 10” potrebbero risalire e tutte le macchine beneficiare di una interfaccia soddisfacente.

Ma questo sarà argomento del prossimo post.

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