AspireOne vs. EEE PC

A confronto
A confronto

Ho avuto per le mani per due o tre occasioni il nuovo ApireOne di Acer nel modello base con Linux, il più interessante per rapporto prezzo / prestazioni.

Premetto che non mi è stato possibile dedicargli più di qualche ora e meno che mai sono in grado di fare una prova su strada per cui necessiterebbe un uso più continuato. Tuttavia mi sento di fornire alcune impressioni sulla macchina, non tanto per le caratteristiche costruttive, abbondantemente e puntualmente descritte da più parti, quanto per quelle d’uso, in particolare rispetto alla funzionalità del software e alla sua usabilità.

L’aspetto complessivo

Bisogna dire che i designer di Acer hanno fatto un buon lavoro. L’aspetto generale è solido, ma non per questo antiquato. A parte il modello blu, decisamente poco azzeccato (ne si trovano già in svendita per questo), che anche appena aperto ha un aspetto lurido alle prime ditate inevitabili, anche l’estetica è nell’insieme gradevole. Colpisce lo schermo lucido, una scelta discutibile per un oggetto che già fa sforzare la vista e che dalla riflettenza non trae vantaggi per lavorare nel piccolo, ma che, tuttavia, l’acquirente può apprezzare molto più di quello opaco e che grazie all’illuminazione a LED ha una resa molto più efficace, sia in luminosità che in leggibilità.

Da questo punto di vista l’ApireOne sbaraglia letteralmente l’EEE PC 701 e il 900 (i nuovi modelli possono attendere). Notevole l’introduzione dello slot SD (anche HC) in grado di metabolizzare una scheda di memoria esterna digerendola come se fosse un ampliamento del disco solido. È vero che per ora si trovano in commercio a prezzi accettabili “solo” delle 8GB, ma è anche vero sia che con una di queste al prezzo di una ventina di euro si raddoppia letteralmente la capacità di partenza, sia che con il trascorrere del tempo le capacità aumenteranno sempre di più e a prezzi comunque convenienti.

Le mani sopra

L’aspetto che colpisce di più alla prima accensione (successiva a quella dove viene chiesta una seppur rapida configurazione) è l’immediatezza con cui si passa ad operare. Si diventa operativi in circa 5 secondi. Già l’EEE PC 701 stupiva per la rapidità, specie per chi ha provato altre installazioni come Ubuntu, ma questo le batte tutte.

Una volta sopra si viene favorevolmente impressionati dalla pulizia e dall’ordine dell’interfaccia. Il passaggio da una scheda all’altra è immediato e i programmi sono ordinati. È vero che a guardare bene sono alquanto pochini e da questo punto di vista Asus è stata più generosa, ma apparentemente sembra non esserci bisogno di altro. La barra di stato non è francamente così chiara e men che mai ricca, specie se raffrontata a quella dello Xandros di Asus e ancor meno all’Ubuntu NBR. Fa comunque il suo lavoro e contribuisce all’impressione generale di pulizia.

Piace meno la soluzione adottata per attivare la Wlan: un tasto fuori standard posto leggermente sotto la tastiera, non pratico da usare e lento ad attivarsi. D’altro canto le stesse impostazioni di rete del sistema sono scarse e scarsamente configurabili.

La tastiera è invece un autentico sollazzo, specie considerate le dimensioni contenute (MSI per offrire una tastiera non troppo migliore ha dovuto ampliare in altezza e i nuovi Asus hanno fatto altrettanto con risultati peggiori di Acer): si può scrivere velocemente e comodamente per ore, batteria, che pur essendo accettabile non fa miracoli, permettendo. Un altro limite è la posizione dei tasti del pad: fuori standard, almeno per le prime volte ti costringe ad andare a guardare quello che fai.

Entrandoci dentro

La webcam, invece, non si capisce come attivarla. Poi si scopre un programmino giocattolo che serve solo a guardarci in faccia. La resa non è delle migliori, ma sopportabile. Il fatto è che una webcam dovrebbe servire per videocomunicare e qui Skype non c’è e neppure una valida alternativa. Mentre l’EEE PC, non solo offre Skype ma, tramite l’aggiornamento dei programmi, consente di inserire la versione più adatta, qui non si capisce neppure dove si possono aggiornare i programmi.

Per questo occorre andare a cercare su Internet qualche esperto che fornisca le istruzioni per farlo. Lo si trova prima o poi, ma non si tratta certo di operazioni alla portata dell’utilizzatore in erba, come invece Acer suggerisce essere possibile per questo prodotto. Con questi ritocchi si accede ad un menu a comparsa attivabile con il tasto destro del pad dove si trovano sia la funzione di aggiornamento del sistema che quella di aggiunta e rimozione dei programmi. Provando ad aggiungere applicazioni si scopre che queste sono ridottissime. Probabilmente si tratta della scarsità dei repository sorgenti messi a disposizione. Andrebbe ritoccata, ma ancora non si sa come fare. Sta di fatto che non c’è ombra di Skype, ma neppure di programmi più comuni e importanti, come AbiWord, ad esempio. Infatti l’Office di OpenOffice.org è una risorsa ingombrante e lenta per chi vuole scrivere in fretta e con un interfaccia leggero. Per questo un Abiword sarebbe importante. Lo stesso dicasi per i programmi in grado di gestire la multimedialità. Il gestore di filmati, ad esempio, è molto limitato e non riesce a elaborare alcuni dei formati più comuni, verosimilmente per mancanza di CODEC. Tuttavia non è neppure possibile scaricare da sistema né VLC, né applicazioni similari (poche peraltro).

Il trucco per risolvere in parte questi problemi consiste nel sapere, cosa tutt’altro che immediata, specie per i meno esperti, che One monta Linpus, ma che questa non è la distribuzione originaria, in quanto si basa su Fedora che a sua volta usa i pacchetti e quindi l’impianto generale di Red Hat. Allora si tratta di scaricare pacchetti di installazione per Fedora o provare a trafficare con quelli per Red Hat. Ma, come vedremo in seguito, neppure questa è una garanzia.

Scaricando Skype per Fedora le cose sembrano funzionare. Comunque, che farsene di Skype per collegarsi in Wlan da casa o dall’ufficio dove verosimilmente esistono altri computer più comodi da usare. Occorre potervi accedere quando si è in giro, nello stesso modo in cui si usano browser o posta elettronica.

Per far questo però occorre collegarsi ad un’Internet Key o a qualcosa di simile. Ho connesso un modem USB HSDPA della Huawei, un classico E220, ma viene riconosciuto come un disco esterno. Provo a cercare nelle impostazioni di rete un collegamento UMTS / HSDPA come esiste nell’Asus, ma qui non c’è neppure l’ombra di questa possibilità. Cerco ancora una soluzione in rete e scopro esistere un’applicazione per Vodafone.

Qui si pone un primo problema: il programma mi chiede di stabilire per quale utilizzatore voglio rendere disponibile l’applicazione. Mi ricordo così che durante la prima configurazione mi è stata richiesta una password ma non un nome utente. Scopro così che il sistema non appare disponibile per la multi-utenza. Come mi chiamerò io? Apro il Terminale e scopro che sono user@localhost. Dici che lo accetterà il programma un nome simile? No di certo. Non scrivo nulla e vado avanti così.

Provo ad installare la versione per Fedora, ma questa non dà segno di vita. Tento quindi con quella per tutte le distribuzioni e, questa sì, si apre. …ma poi rimane lì a girare a vuoto. Riprovo altre volte fino a che non esce un messaggio che mi dice esistere un errore del kernel e, riprovando ancora, in seguito che il dispositivo inserito ha bisogno di ben due collegamenti USB.

Trascorse alcune ore ci rinuncio e decido di giocare l’ultima carta, quella dell’aggiornamento del sistema. Sempre connesso in Wi-Fi e sempre da menu a comparsa, apro il programma di aggiornamento. Questo si mette a trafficare un po’ e poi mi avvisa che ci sono un mucchio di conflitti che non sto a riportare, ma che si riconducono tutti a dei file legati a Gnome e a KDE. Penso che ci sia qualche problema con tutti i programmi che ho aperto. Riavvio e riprovo in tutti i modi ma il risultato è sempre lo stesso. Come una mosca impazzita provo con i sistemi che conoscevo su EEE PC, come apt-get o Synapsis ma, si sa, erano solo per sistemi Debian. Dovrei scoprire come si fa qui, ma sinceramente mi sono stancato. Il tempo è scaduto. Lascio il mio amico con un “Sorry, but…” e chiudo il suo pur bel Acer.

Conclusioni

Ricordo le parole di Antonello Fornara, product business director Emea notebook, desktop e server line di Acer che precisava

Il nostro prodotto non è assolutamente un notebook miniaturizzato né un ultramobile Pc, come invece hanno realizzato altri. Quello che proponiamo è un dispositivo che consente la connessione a Internet ovunque ci si trovi, in modo semplice e con le medesime funzionalità di un telefono cellulare. Si pone quindi in diretta competizione con gli smartphone e non con i notebook

Ma era proprio sicuro di quello che diceva? Aveva provato ad usarlo prima di parlare?

Insomma, potremmo snocciolare un po’ di proverbi, come “la gatta frettolosa fa i gattini ciechi” o “il diavolo fa le pentole ma non i coperchi”. Rimane il fatto che, sollevato il lenzuolo quasi perfetto della macchina e della sua interfaccia, il materasso si rivela gibboso e pieno di sassi e spine che, pur nella sua povertà, Asus non ha presentato, neppure ai suoi esordi. Certo che se Acer puntava al suo Linux e all’affrancamento da Microsoft, di strada ne deve ancora essere fatta. Probabilmente l’errore, se così si può dire, è stato soprattutto nella scelta della distribuzione. Una sotto-sotto-distribuzione di una distribuzione come Red Hat non è stata quella più felice. In un momento in cui quasi tutti, almeno i produttori di NetBook Linux si appoggiano su delle Debian come Xandros (ex-Corel) o le varie Ubuntu (EEEUnuntu, NBR, EEEXubuntu…), scegliere le RPM significa allontanarsi dalla strada maestra di una standardizzazione di Linux. In questo modo si finisce per avere una macchina ferma, scarsamente flessibile, con una ridotta comunità di conoscenza che porta a rivolgersi ad un’assistenza, come sempre, poco disponibile a qualcosa di diverso dall’esistente.

Acer ha fatto una buona pubblicità e così è riuscita a vendere moltissimi AspireOne in tutto il mondo. Già molti, lo si sa, lo hanno restituito per ripiegare all’infelice versione Windows. Forse nelle prossime macchine alcuni problemi saranno risolti, ma ben difficilmente le rigidità presenti in una distribuzione che ha fatto il suo tempo come quella RPM-based. E, in ogni caso, non sarà facile convincere a riprovare i clienti che, rimasti scottati, hanno messo da parte il loro nuovo e deludente gioco, e nemmeno quelli che si sono rassegnati a tenerselo com’è e che non hanno più voglia di giocare al piccolo scolaro Radio Elettra.

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