Duello ad armi piatte

Pare che il 9 febbraio, un mercoledì in mattinata per gli USA e per noi quasi ad ora di cena potremo assistere ad uno scontro all’ultimo silicio fra due compagini della stessa famiglia: i figli cadetti del grande assente Steve Jobs e quelli esiliati da qualche anno. I primi naturalmente avvantaggiati dovrebbero presentare la nuova versione di un prodotto più che affermato, iPad nella sua seconda espressione. I secondi, neppure loro nuovi sul terreno dei sistemi mobili, esordiranno sul campo dei 10 e – sembra i soli – dei 7 pollici, forti dell’insegna, non più di un piccolo marchio dei palmari, bensì di quello dell’Impero del PC, Hewlett Packard.
Qualcuno ha scoperto che l’icona del calendario della nuova beta di iOS riporta in effige, non più la data del rilascio del precedente device, quanto, appunto, quella del 9 febbraio ed ha ragionevolmente ipotizzato che quelli di Apple abbiano voluto rintuzzare la curiosità del mercato lasciando un i indizio che tenesse accesa l’aspettativa, prima di passare alle comunicazioni ufficiali.

Apparentemente simili, le due soluzioni saranno intimamente diverse.

Soprattutto multimediali sono le aspettative nei confronti di iPad. Si va dalla webcam al display che qualcuno si aspetta, a mio giudizio infondatamente, essere del tipo Retina, al pari del blasonato iPhone 4.
Melablog ha prodotto un’interessante riflessione per spiegare le ragioni per cui Retina, per questo da loro soprannominato “Cataratta”, sarebbe sprecato su un oggetto tenuto normalmente ad una distanza tale da non sfruttare la maggiore densità a tutto detrimento del rapporto costi/benefici. Tuttavia, visto che Apple dichiara notevoli investimenti nei display per iPad, ci si aspetta una terza creatura – ma, verosimilmente, anche dei nuovi prezzi e non certo scontati. Nulla comunque, è bene ricordarlo, è ancora detto per certo.

In parte diverso il caso di Opal e Topaz. HP che – altra importante coincidenza – fa costruire le sue macchine (non i display) negli stessi stabilimenti cinesi adottati da Apple, deve camminare con il passo felpato per non infastidire troppo Microsoft che, seppure non abbia con il numero 7, adottato sia per i desktop che per i mobili, conseguito il successo sperato, rimane il leviatano del mercato informatico con circa il 90% del controllo e pressoché totale in quello aziendale di cui la stessa HP si fa forte. Il sistema webOS acquisito con Palm sembra tradursi nel cavallo di Troia per penetrare nel difficile mercato consumer con oggetti di pregio, dove aveva fallito adottando Windows (paradigmatica l’esperienza Slate). Per non far troppo rumore ha usato webOS sulle stampanti di alto profilo, con esiti abbastanza deboli. Ora ci prova con i tablet; sarà presto il turno dei telefoni (ma qui il disturbo di Microsoft potrebbe essere ancora alto).
In realtà, la specificità di Opal/Topaz sta nell’estrema sobrietà. Si tratta di prodotti belli (si prevede un interfaccia hardware ricco come gli Android) dal software essenziale. Tutto basato sul web, con un linguaggio di programmazione molto semplice per gli sviluppatori, dove ben poco sarà residente sulla macchina. Un modello noto, ma con risvolti nuovi che potrebbero rivelarsi molto competitivi.

HP, in definitiva, potrebbe usare i tablet per accedere ad un piatto molto più appetitoso, quello del Cloud Computing, aggredendo soprattutto il monopolio di Google, nel mentre che rosicchia margini di mercato ad Apple.
I suoi prodotti potrebbero piacere soprattutto agli amanti dell’open source, arrabbiati con Apple per la sua politica di controllo totale, ma anche insoddisfatti di Android che non sa di carne ma neppure di pesce.

Potrebbe per ragioni analoghe piacere molto alle aziende, non troppo soddisfatte della soluzione BlackBerry che con il suo PlayBook ha illuso di arrivare con un sistema nuovo, mentre si tratta dell’ennesimo Android moddizzato, un po’ come i nuovi pluripremiati Motorola, che per sfruttare i servizi di rete aziendali costringe a ricorrere al ponte con lo smartphone.
E, riuscire a vendere tablet in azienda anche a prezzo di costo potrebbe voler dire vendere Cloud con una soglia di guadagni complessiva molto più appetitosa di tutta la nicchia consumer, in un mercato potenzialmente infinito, che a oggi, Google a parte, ha solo un grande player: Amazon.

Ecco quello che c’è in ballo il 9 di febbraio uno scontro rovente di due strategie diverse di controllo del territorio che in teoria potrebbe essere spartito equamente, ma che col tempo potrebbe trasformarsi in altro, con un’Apple forte di un quasi monopolio dato dal suo oggettivo primato, ma debole più all’interno per le incertezze sul futuro del grande assente Jobs (con i riflessi della Borsa), anima e mente del grande cambiamento, e un HP, gigante del mercato corporate, ma debuttante in uno scenario straordinariamente denso di concorrenti. Da non perdere, shiftando da una diretta all’altra, per quanto sarà il tempo a decretare l’esito finale.

– Postato con BlogPress per iPad

Location:Corso Regio Parco,Torino,Italia

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Da HP/Palm la prima alternativa a iPad

Il 9 febbraio ne sapremo di più, ma difficilmente Topazio e Opale usciranno prima di iPad 2.
Non solo la linea particolarmente attraente e le specifiche sicuramente intriganti, ma quel display, il primo veramente originale e autenticamente alternativo al modello desktop come a quello iOS, fanno comprendere che HP ha tutte le carte in regola per invogliare a comprare i suoi tablet costruiti attorno a quel WebOS costato ben 1,2 miliardi di dollari, tanto vale quell'intelligenza di design che altrimenti in questo momento ha solo Apple e che anche nel caso di Palm è costituita quasi esclusivamente da ex-sviluppatori e manager di Cupertino.
Questo è costato ad HP, distinguersi dagli altri rigattieri. Stiamo a vedere, soprattutto il prezzo, forse non così diverso fra il modello da 9 (Topaz) e quello da 7 (Opal) pollici.

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Inizio delle scuole: Attenti agli “altri-iPad”!


Le scuole stanno per iniziare e, alla faccia dello sposalizio Brunetta-Microsoft (la chiamerei la coppia perfetta per atteggiamento nei confronti del potere, del controllo, della ricchezza e tutte le altre amenità a tutti stra-note), molti stanno pensando ad un iPad per i figli (non fosse nella speranza che diano un taglio a SMS e cellulari). Il fatto è che “il giocattolo” costa e non poco! Il modello di riferimento è il 32GB Wi-Fi che pesa 600 bigliettoni.

Allora viene fatto di pensare alle alternative Palm-HP WebOS o Android (e qualche perverso aggiunge Windows 7!!!).
State attenti però: gli unici modelli economici sono gli aPad cinesi da 135€ spedizione inclusa. Si pensa “Non saranno perfetti ma…” Le cose non stanno così!


A parte la questione determinante del parco software e della sua qualità stratosfericamente superiore, mi soffermerò sull’hardware. Non fatevi fregare dal “Più c’è e meglio è”. Non è vero. È vero “Meno c’è è bello, purché perfetto”!

Da questo punto di vista la questione più critica non è il processore, la RAM, il disco, le immagini… quello che fa la differenza è la superficie del touch screen. Quella dell’iPad è capacitiva, ovvero reagisce allo sfioramento e ti fa scrivere a mano libera agevolmente (specie con Penultimate), così come da alla tastiera una naturalezza unica. Questo vale doppiamente per iPhone o iPod Touch, ma visto che diversamente iPad è versato per lavoro e studio oltre che lettura, se sbagliate buttate via tutto. Quella dei cloni cinesi (ma anche della maggior parte dei prodotti di marca) è restistiva, ovvero ci devi andare giù talmente pesante che è più il tempo che perdi di quello che combini. Quelli che hanno avuto la disavventura di passare per gli smartphone LG ne sanno qualcosa!!! Il pedigree di alto livello; quanto alla resa e all’esperienza d’uso, molto meglio aratro e buoi!


Ma almeno quando sprecate 135€ dell’aPad può essere considerato un rischio calcolato e magari simpatico collezionismo. Peggio sarà quando crederete che le decine di tavolette che da domani riempiranno i bancali dei rigattieri multinazionali siano regalate: le più economiche saranno dei 7″ giocattolo incomplete da poco meno di 300€. Quelle più ambiziose arriveranno a superare i 1000€!!! e quelli no, che non li varranno. Ma nemmeno 400€ hanno senso per un clone arraffazzonato di un prodotto che non avrà avuto certo la gestazione decennale dell’originale.

Il mio consiglio? Buono l’iPod Touch (naturalmente non l’8GB). O piuttosto, se ce li avete, tirate fuori i 6-700€ del 32GB senza o con 3G!

Buttare via i soldi dando retta all’amico tecno-ferramentiere, smanettone del gigaherz sarebbe l’ennesimo gravissimo errore di cui è costellata la via crucis dell’informatica personale.

— Postato con BlogPress dal mio iPad

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Il migliore accessorio per iPad del momento


Se avevi voglia di un iPad, ma finora non ti fidavi di abbandonare la tastiera. Se pensavi ad un iPad, ma anche a un notebook disponendo già di un desktop, seppur non proprio efficientissimo. Se ti incuriosiva l’iPad, ma avevi sentito dire che per i lavori lunghi stancava mancando di tastiera… beh, sappi che è arrivato il prodotto che rende obsolete tutte queste osservazioni.


Il sito di Gearzap mette in commercio per meno di 80€ spedizione inclusa questa custodia per iPad, la KeyCase iPad Folio con la peculiarità di avere la Tastiera Bluetooth Integrata. Si tratta del vero uovo di Colombo per iPad. Non è regalato, ma per la sola idea potrebbero farlo pagare tranquillamente il doppio.



A vederlo, nonostante alcuni richiami di fattura cinese, il prodotto pare molto accurato. L’unico limite che si intravede è la disponibilità di schemi di tastiera diversi (sto sondando la disponibilità di una tastiera italiana).


Per il resto si tratta di una custodia di pelle autoreggente quando aperta, dalla chiusura magnetica che ha incastonata una tastiera Bluetooth 2.0 in silicone che in quanto tale non sarà il massimo, ma ormai è molto vicina alle tastiere economiche di Apple, pur avendo il vantaggio di essere inconsistente per spessore e peso, di essere impermeabile alla polvere e di essere silenziosa.


La batteria della tastiera è ricaricabile e un “rifornimento” offre autonomia per circa 45 ore. Il dispositivo va in sleep dopo 10 minuti e si riconnette al riavvio il tutto automaticamente.


— Postato con BlogPress dal mio iPad

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Jolicloud: OS definitivo per Netbook

Jolicloud 1.0 desktop
La vera originalità degli EEE PC, lo abbiamo scritto fin dal primo giorno di questo blog ante-litteram, non è tanto la dimensione piccola e decisamente portabile e neppure il costo contenuto, anche se per molti solo all’esordio, ma i due aspetti coniugati fra loro quando si pongono in rapporto con il vero elemento determinante: la familiarità e amichevolezza d’uso che ha dato al nome del capostipite le 3 E che stanno per “Easy”. Facile studio, lavoro e gioco. Per ottenere questo hanno cercato di ottenere da Xandrox un Linux che si avvicinasse per semplicità a qualcosa di simile a quanto altri sistemi come Macintosh, Amiga o iOS si propongono da sempre. Il risultato è stato deludente, ma si rimaneva qui a reggere il moccolo ad Asus nella speranza che un giorno lo perfezionassero. Morale? sono passati tutti a Windows!
Prima di rinunciare ho provato un po’ di tutto, ma tutti i prodotti alternativi non riuscivano a coniugare prestazioni leggere, velocità, immediatezza e completezza.
Chi ci è andato parecchio vicino è stato gOS.
Quei ragazzi sono stati i primi ad avere l’illuminazione di un sistema operativo interamente basato su Cloud e con molte assonanze con i desktop Mac OS X. Peccato che il sistema fosse pesante e gli aggiornamenti farraginosi e spesso inefficaci.
Così quelli che come il sottoscritto non avevano nessun interesse a usare un Windows Bonsai hanno lasciato perdere. Poi è arrivato iPad e ha insegnato a tutti come si fa ad allontanarsi definitivamente dall’antiquato design del PC.
Ogni tanto, però, pensavo ai miei adorati minibook chiusi nel cassetto, abbandonati come questo blog.
Ieri Massimo ha inserito in Twitter la notizia di questo nuovo sistema operativo nato per netbook.
Il suo nome è JoliCloud ed è appena uscita la release 1.0. Molto scettico, a dire il vero, ho voluto provarlo. Dopo centinaia di installazioni infelici, provarne ancora una mi pesava non poco soprattutto perché ero ormai del tutto sfiduciato. Non avrei voluto un altro brutto mini-Ubuntu, con tutta la sua pesantezza e i compromessi di un oggetto nato per PC e poi ristretto alla meno peggio e con continui compromessi, impossibili da mediare con gli oggetti meno accessoriati.
Vi dirò che la sorpresa piacevole di JoliCloud la si sperimenta a partire dall’installazione: essenziale, semplice, immediata.
Poi scopri la velocità dell’oggetto. Le apparenti lentezze all’accesso sono dovute al fatto che prima di ogni altra cosa va a cercarsi una rete, ci si trova a suo agio e poi distende tutti i suoi oggetti sulla scrivania. Il design del desktop è un perfetto compromesso fra la completezza delle workstation e l’immediatezza degli smartphone. Si trasforma in modo contestuale adattandosi alle varie necessità.

La complicata architettura di Linux non è più un problema. Il file system è integrato in ogni finestra di navigazione, fin dentro quelle di salvataggio e stampa. E’ sicuramente l’interfaccia che meglio adatta le finestre del sistema al modesto 7″ dell’EEE PC 701. A proposito, chi pensava che questa macchina fosse morta si sbaglia di grosso ed è costretto a ricredersi, come me che in questo momento sto scrivendo il pezzo direttamente su WordPress a dispetto delle difficoltà riscontrabili altrimenti con display e tasti minuscoli.

Poi c’è la personalizzazione, la grande capacità di integrare le risorse ormai presenti nel cloud per seguire il percorso inverso: non più dal computer alla rete, ma dalla rete al computer, al punto che per la configurazione iniziale viene chiesto di logarsi a Facebook per sfruttare i dati del social network nell’impostazione del netbook. Si fa ricorso anche ad un loro sito, ma poi sono tutti i siti ad interagire con la macchina. Per quanto con questo Sistema l’oggetto possa funzionare anche senza rete, c’è da dire che non ha senso usarlo se non si intende accedere alle risorse cloud: qui è il computer ad essere la risorsa virtuale e la rete quella sostanziale.
Se posso scrivere questo dopo averlo provato giusto una mezzoretta, non oso pensare cosa ne può nascere a conoscerlo meglio, considerando oltretutto che si tratta di una prima release (forse sono proprio le migliori). Il resto vi invito a leggervelo in giro da chi è più paziente e incline alla tecnica di me. Ma, se avete un netbook che sta lì a boccheggiare, piangente a causa dell’abbandono e se avete una mezzoretta da dedicargli, scaricate JoliCloud, installatelo e provatelo: vi farà venire in mente nuovi tipi di utilizzo per farlo risorgere. Secondo me potremmo scoprire che anche il vecchio laptop, il sarchiapone che oggi dovremmo cambiare per fare girare l’OS aggiornato (Windows 7 o Ubuntu 10) diventerà il migliore computer di sempre alleggerendosi come un netbook con JoliCloud.

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Da cosa si giudica un dispositivo mobile

Dell’iPad in questi giorni si è detto di tutto e di più: troppo, invero. Gran parte dei giudizi, da quelli sul prezzo a quelli sulle prestazioni, si facevano essenzialmente a partire dalle componenti: chi lamentava la mancanza di webcam chi addirittura che non faceva fare telefonate. Nessuno si è chiesto quanto poteva valere l’accessibilità e l’usabilità e quale impegno e quindi quali costi potesse avere ad esempio avere un team che si preoccupa di mille questioni come queste e che poi, non solo mette lì qualcosa che faccia quel mestiere il qualche modo, ma si ponesse nei panni dell’altro invece di comportarsi, com’è tipico di designer elettronici ed informatici, supponendo che se l’utilizzatore non impara a ragionare come fa comodo a loro è un imbecille. In fondo questa è la differenza storica che sta alle origini dell’elettronica informatica di con Neuman da un lato e della cibernetica di Wiener dall’altro, che si riflette ancora nel mercato dei prodotti.
Questa attenzione è stata invece premiata dai non vedenti come spiega bene questo articolo che illustra le ragioni per cui anche illustri accademici hanno eletto l’iPad come il migliore dispositivo mobile attualmente disponibile.


Questo non vuole essere una pubblicità per Apple, ma un invito ai progettisti ad essere meno assemblatori e più designer orientati agli utilizzatori. Ad essere più matriarcali e meno fallocratici. A pensare al servizio e meno ai primati, alla sostenibilità e meno alla potenza. È indiscutibile che una volta ancora Jobs ha saputo mettere insieme le intelligenze e le idee giuste per scrivere la storia, ma sarebbe triste pensare che oltre che copiare assemblando pezzi più potenti e limando i prezzi, nessun altro sappia mettere un briciolo di intelligenza al servizio delle persone.

Oggi su Twitter IBM Design riportava il seguente passaggio: “”Usability goals are business goals.” McCharty & Souza”.

In fondo, si tratta di un possibile matrimonio fra ingegno e saggezza.

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Palm HP Hurricane: l’uragano anti-iPad

HP Palm Hurricane sarà probabilmente la prossima puntata del facility after-computer. Non chiamiamolo “tablet”. Le prime puntate di questo cambiamento epocale, anche evitando di rispolverare oggetti del passato come Newton o Quaderno, possiamo individuarle nell’EEEPC di Asus, che siglò la prima tappa del computer facile per gente semplice e a bassi costo, ma quello che seguì somigliava a tutto il resto, anche perché finì per vincere la solita tecno-ideologia e le solite lobby.

Così del netbook non rimasero che moltitudini di notebook lillipuziani.

Il modello che si affermava era l’iPhone; meglio, l’iPod Touch. Tuttavia per anni si chiedeva ad Apple: “quando farete un netbook con la mela”. La prima goffa risposta fu MacBook Air.

Poi venne iPad che, bisogna dirlo, cambiò le carte in tavola al punto che senza neanche un vero prodotto ha mandato in pensione i netbook riducendone il mercato al 3% di pochi mesi prima.

Alla sua uscita iPad, nonostante le vendite record, convince di meno di quanto sembrava. Soprattutto si scopre che per ottenere, non dico altre cose, ma solo quello che promette bisogna accedere al modello superiore che però è ben più caro, non di un netbook, ma anche di un notebook di marca e qualità.

Quali alternative?

A leggere le ultime ricerche sponsorizzate sembrerebbe che in USA Android stia prendendo il sopravvento su iPhone OS. personalmente non ci credo neppure se me lo fanno vedere. Soprattutto si tratta di oggetttu spigolosi per manettoni come i PC!

In Italia nel frattempo è passata quasi inosservata la creatura di importanti esuli di Apple che hanno creato WebOS per il Palm Pre. Un oggetto favoloso per intelligenza, design e scelte tecnologiche, ma che ha sofferto di una pessima carrozzeria e di un ancor peggiore marketing, ben lontano dai sapienti trucchi comunicazionali del genio di Jobs.

Palm boccheggiava al punto che non avrebbe mai potuto sostenere i nuovi Pre. Così HP, il più imponente costruttore del mondo, se l’è comprata per
1,2 miliardi di dollari. Le case della ferramenta almeno da EEEPC in poi hanno scoperti che fare il software e quindi ricerca è molto più complicato che piazzare gli ultimi componenti, ma che è quello che fa la differenza. Snobbando la cosa ci hanno provato tutti facendo però grossi buchi nell’acqua per miliardi, senza combinare di meglio che fare pubblicità gratuita a Jobs & c.

Comprare i risultati di chi ha fatto ricerca è stata la migliore idea di HP, probabilmente migliore dello stesso acquisto di Compaq. WebOS di Palm è un prodotto versatile, leggero e orientato all’utilizzatore.

Lontano dai modelli di sistemi per PC, ma anche più fluido, flessibile e veloce di iPad. Non ha ancora un ecosistema, questo è vero, ma ha anche il linguaggio di programmazione più semplice del momento. Rispetto ad iPhone, Palm Pre si è dimostrato oltre che più duttile sul piano software, con un rapporto qualità / prezzo sul piano delle soluzioni tecnologiche.

Figuriamoci con una rete di fornitori e di processi come HP cosa può succedere. Le uniche armi che potranno usare quelli della concorrenza, cioè Apple e Microsoft, oltre alle infinite battaglie legali cui ci hanno abituato, saranno solo le alleanze: cigno e oca che cercano di strangolare nel nido il brutto anatroccolo con possibili sorprese alla crescita.


Eccoci quindi al paventato Hurricane il cui esordio sarebbe previsto per la tarda estate.

Altro che la miseria di iPad che se vuoi abbastanza memoria per farci stare film e musica – senza peraltro minimamente esagerare – devi prendere il modello che costa il doppio. Che per farti usare il GPS ti obbliga al modello che fa l’occhiolino alle compagnie telefoniche e che sarà ancora più caro. Le cui applicazioni sono meno di quanto si dice e che sono pesanti e spesso locali quando questo tipo di oggetti nasce per il cloud.

Probabilmente Hurricane sarà il primo cloud companion: in fondo la vecchia idea di Sculley e il suo PDA Communicator e qualcosa di simile all’aborto di Fileo della stessa Palm, del vecchio Netbook di PSION, ovviamente di Android, ma anche di alcuni Linux, primo fra tutti gOS.

Solo che questa volta ha tutte le carte per funzionare e anche bene e per sfondare con una certa facilità sia sul consumer che sul business, fino a fare il primo business desiderabile quanto un prodotto fashion consumer.

Insomma, Apple ha dalla sua un ecosistema, ma iPad mi fa storcere il naso: non per le mancanze di estrogeni che lamentano molti, ma per le incongruenze e le ambiguità di target e di soluzione comunicativa.

Avrei voluto prendermi un Palm Pre di dimensioni corrette e soprattutto non di plastica come un coreano da supermercato. Ora aspetterò Hurricane, almeno fino all’autunno, stagione all’inizio della qualle avremo già dovuto vederne girare.

Palm CEO, Jon Rubinstein last year told Slashgear:
“he did tell us that webOS was designed to be a “mobile device OS” rather than solely a smartphone platform, suited to a broad scale of devices up to tablets and even larger. Describing larger-scale touch computing as “an exciting area,” Rubinstein said that Palm were watching the tablet market and that “we – or licensees – could look at entering that in future.” Since we reckon webOS’ interface – especially its background notifications system – bests those of iPhone OS 4.0 or Android, that’s a direction we particularly hope somebody chooses to follow”

Da http://www.9to5mac.com/palm-hp-tablet-hurricane-5982759

— Postato con BlogPress dal mio iPod Touch

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